non fare ad alcun essere vivente ciò che non vorresti fosse fatto a te...

Sulle tracce dei Lupi

Francesca Marucco è nata in Valle di Susa (a Rosta) e molte notti d’estate le passa a risalire le vallate del Cuneese e ululare ai lupi. Niente di anormale, anzi.
Francesca ha un nome che fa pensare a «fratello lupo», ma è anche laureata in Scienze naturali e lavora per il progetto «Interreg» finanziato dall’Ue e dalla Regione Piemonte, e gestito dal Parco naturale delle Alpi Marittime. Dopo tre mesi di lavoro a Yellowstone, un master negli Usa e qualche anno di tesi in Toscana, da mesi percorre con il collega Simone Ricci, trentenne biologo di Roma, le valli del Piemonte occidentale (dalla valle Gesso alla Valle Varaita e Valle Pesio, dalla Valle Roja alla selvaggia Val Corsaglia) per «monitorare» la presenza dei branchi (il suo è di sei animali) che da qualche anno sono tornati anche sulle nostre Alpi.
Il suo è un caso particolare, perché gli ululati di richiamo («wolf howling», dicono gli esperti) di solito provengono da un cd masterizzato con precise sequenze e modulazioni. Sembra però che i grandi predatori rispondano più facilmente alla voce umana: «E’ vero - conferma Francesca - e non sono nemmeno molto selettivi: a volte rispondono anche alle sirene delle autoambulanze». Più disponibili ai «cori» sono di solito i cuccioli, che nascono tra maggio e giugno: «I richiami li lanciamo da questo periodo in poi: li facciamo per tre serate consecutive, intorno a mezzanotte: tre serie di richiami (due bassi e tre alti), tre minuti di pausa e poi riprendiamo. Sono cinque minuti in tutto. Gli animali a volte sono solo a trecento metri in linea d’aria».
D’estate i lupi frequentano i «rendez vous site», zone aperte e inaccessibili, ben protette e tranquille, da dove controllano il territorio. Di giorno i cuccioli restano con gli adulti, mentre la notte capita che restino soli perché gli adulti vanno a caccia. Allora si muovano inquieti, un po’ ansiosi per la lontananza dei genitori. ecco perché si uniscono facilmente ai richiami».
«L’ululato è un segnale territoriale - prosegue Francesca - serve alla coesione del gruppo, a segnalare la presenza sul territorio. "Noi siamo qui", intimano agli altri branchi, "Voi state lì". Noi cerchiamo di capire quanti animali ci sono e se si sono riprodotti». Fra un animale e l’altro ci possono essere variazioni grandissime di intonazione: una volta un ricercatore ci ha raccontato di un lupo anziano con una voce roca profondissima, che sembrava il raglio di un asino.
D’inverno le ricerche di Francesca si svolgono sulla neve: percorre centinaia di chilometri sugli sci o con le racchette, aiutata dai guardaparco, per seguire le tracce dei predatori, che si muovono moltissimo: non conoscono i confini di Stato, spesso vanno nel Mercantour, in Francia. E poi c’è l’attività di laboratorio, per analizzare tutti i segni lasciati dagli animali (peli, escrementi, resti delle prede e così via). «Grazie alle tracce capiamo dove passano, dove dormono, cosa mangiano: sulle neve leggi tutto»
Tra poche settimane Francesca risalirà in montagna per intonare quello che Jack London ha definito «il canto più antico del mondo». Francesca, cosa provi quando senti che ti rispondono? «Un’emozione fortissima»...




Carlo Grande, da La Stampa web.




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