non fare ad alcun essere vivente ciò che non vorresti fosse fatto a te...

Convivere coi Lupi



PREVENZIONE - Il candido guardiano

Giovanni Fasoli / Ettore Centofanti

Oggi nella gestione delle attività pastorali sta subentrando una nuova voce che riguarda il capitolo spese. Non è un problema nuovo, solo dimenticato. Il lupo da qualche anno fa parlare di sé, conquista nuovi territori e nella sua espansione riaccende vecchi focolai ormai considerati un mucchio di cenere soprattutto da chi, per vivere, si occupa di allevare bestiame. la pastorizia è al passo coi tempi e le greggi, una volta sapientemente guidate attraverso i «tratturi» in lunghe transumanze durante la primavera e l’autunno, oggi vengono trasferite da una sede all’altra molto più velocemente con mezzi meccanici. La vita del pastore, senz'altro dura anche oggi, ha assimilato modelli di allevamento intensivo e chi possiede molti capi pianifica il suo lavoro come qualsiasi imprenditore cercando di aumentare la produzione e ridurre all’osso i costi. Gli animali, soprattutto gli ovini vengono controllati saltuariamente e le eventuali perdite rientrano nel gioco come semplici passività.
Accanto a queste realtà «industrializzate» esistono però ancora personaggi che vivono fianco a fianco con i loro animali, li conoscono come individui e portano avanti una tradizione antica quasi come l’uomo, scandita dalle stagioni, dall’alternanza del giorno e della notte, infarcita di profumi, di insetti, di calore, freddo e fatica. Chi vive ancora in questo mondo così distante dagli schemi della nostra società opulenta, possiede una tranquillità interiore quasi invidiabile, una cultura fatta di sapienza e pratica quotidiana. Chi vive in questo mondo affronta i problemi con le sue forze. La presenza di un predatore che saccheggia il suo gregge viene risolta nel modo più diretto, semplicemente eliminando il problema; quando è possibile con il fucile oppure con bocconi avvelenati.
Questo comportamento è senz'altro criticabile dal nostro punto di vista, ma in molti casi è l’unica cosa che un pastore può fare, esasperato dalla lentezze burocratiche che rendono sostanzialmente inapplicabili le disposizioni legislative che a livello regionale, in teoria, dovrebbero tutelare predatori e depredati.
A questo punto entra in scena il vero soggetto dell’articolo, l’asso nella manica che magari non permette di vincere la partita ma porta almeno qualche vantaggio: il cane da pastore.
Nell’immaginario collettivo ogni pastore possiede uno o più cani. Fedelissimi compagni guidati nel loro lavoro con semplici gesti, fischi o vocalizzi. Capaci di riunire in poco tempo anche un gregge numeroso; manca invece una figura che affianca e completa quella del cane da lavoro: il cane da difesa del gregge.
«Sì, con il loro aiuto convivere con i lupi della zona è diventato possibile!».
Quasi non credevamo alle nostre orecchie, ma con Angelo, un amico pastore residente nel versante toscano del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, non c’era bisogno di parole per convincerlo a non eliminare i lupi che visitavano di tanto in tanto il suo gregge, erano bastati Romeo e quattro suoi simili tutti appartenenti alla razza maremmano-abruzzese. Questi animali considerano il gregge come un territorio mobile e lo difendono da ogni possibile pericolo con determinazione. Se vi dovesse capitare di avvicinarvi alle pecore che difendono potrete notare che gli atteggiamenti del cane cambiano al variare della distanza che si frappone fra voi e gli animali. Dapprima c’è solo qualche occhiata di controllo con le quali l’animale, apparentemente distratto ed annoiato, studia le vostre intenzioni; ma se voi continuate ad avvicinarvi - anche senza mostrare alcuna aggressività - l’animale si alza e vi viene incontro abbaiando con determinazione.
In tutta sincerità qualche «scarica di adrenalina» la sentirete, ma se vi fermate si fermerà anche lui e continuerà a minacciarvi vocalmente fino a quando non vi allontanate. La terza fase non è consigliabile perché superare il confine che il cane ritiene di dover difendere significa essere certamente attaccati.
In questi casi un solo cane, dei tre o quattro presenti, si occupa di voi, di solito un subordinato che viene per così dire «supervisionato» dal capobranco. Ma se la minaccia proviene dai lupi, come ci racconta Angelo, la risposta è molto più complessa e coinvolge tutti i cani. La loro azione difensiva non è casuale ma c’è una vera e propria suddivisione dei compiti finalizzata a non disperdere il gregge ed a scacciare l’aggressore.



La notevole mole e la forte costituzione appaiati ad un grande coraggio che diventa ferocia quando svolge i suoi compiti di guardiano e difensore del gregge, rendono questi cani adatti allo scontro con il loro parente selvatico. Anche il mastino abruzzese, che deriva dal maremmano-abruzzese è simile nel carattere e forse ancora più aggressivo. le orecchie e la coda mozzata lo rendono meno attaccabile inoltre per aiutarli e proteggere il collo, molti pastori usano collari anti lupo che possono essere di ferro o cuoio con punte metalliche rivolte all’esterno.
Questi cani hanno una personalità fortissima e sono molto indipendenti nelle loro scelte, il rapporto con l’uomo si gioca sullo stesso piano ed anche se il cane riconosce nel padrone il capobranco non è totalmente sottomesso. Infatti uno dei problemi che si possono avere con questi animali tenuti per troppo tempo allo stato brado, senza rinforzi nel legame col padrone è il ritorno graduale verso uno stato di inselvatichimento, fino alla completa libertà ed indipendenza. Se invece il rapporto con l’uomo è continuativo sa essere anche dolce ed affettuoso, ma comunque non ama la sudditanza. la sua aggressività è naturalmente bilanciata e non necessita di ulteriori stimoli per esacerbarla. Tutto ciò che è necessario per svolgere le sue mansioni è già stato pazientemente selezionato nel tempo ed è scritto nel suo codice genetico, le sue doti sgorgano spontanee con la crescita ed è sufficiente instaurare un buon rapporto con l’animale (e i pastori sono maestri in questo) insegnandogli solo i comandi base in segno di dominanza nei suoi confronti.
Crescere libero tra le pecore è il suo ideale di vita ed osservandoli traspare tutta la loro scioltezza; anche il suo mantello bianco è in sintonia con la situazione e una volta permetteva ai pastori di distinguerli facilmente dal predatore anche con la sola luce lunare.
Una macchina da combattimento che riesce ad essere addirittura tenera con le sue protette. L’inibizione della sua aggressività, che viene deviata verso l’esterno del gregge, è infatti massima soprattutto nel periodo dei parti quando un agnellino sarebbe un facile e succulento boccone.
Il maremmano-abruzzese, ritrova le sue radici in oriente nel Canis familiaris inostranzewi o mastino del Tibet da cui derivano molti ceppi canini, divenuti in seguito razze simili fra loro: Kuvasz in Ungheria, Charplaninatz in Yugoslavia, Tatra in Polonia, Cane da Montagna dei Pirenei in Francia, Mastino dei Pirenei in Spagna, Cane della Serra da Estrela in Portogallo.
Il cane da montagna dei Pirenei è forse il più interessante tra quelli nominati. Chiamato patou dagli abitanti del luogo, è molto simile al nostro maremmano anche se più imponente (circa 15-20 kg. in più ed una decina di centimetri al garrese); si è dimostrato un valido difensore del gregge in un esperimento effettuato negli Stati Uniti con circa 900.000 pecore, durante il quale sono state messe a confronto diverse razze canine con attitudini simili.
Il 78% dei patou, già dal sesto-decimo mese di età, sono risultati fortemente dissuasivi nei confronti di linci, coyote, orso, leone di montagna e cane rinselvatichito, mentre il maremmano-abruzzese è stato il migliore negli scontri con i coyote.
Potenzialità di questa portata non vanno sottovalutate e in un prossimo futuro potremmo vedere un’espansione di questa razza - oggi ridotta a pochi esemplari - al seguito dell’espansione naturale di Canis lupus sulle Alpi, insieme ad altri cani come il Bovaro del Bernese specializzato nella difesa delle mandrie di bovini.
La regione Toscana ai sensi dell’art. 3 comma 3 della L.R. 72/94 concede contributi fino al 50% della spese, per l'acquisto di cani da pastore di razza maremmano-abruzzese, destinati esclusivamente alla custodia del gregge e prevedendo un cane ogni 150 pecore.
Seguire questo esempio anticipando sul territorio l’espansione del lupo, permetterebbe senz’altro una convivenza più pacifica con questo predatore evitando sprechi di denaro pubblico e tanta rabbia da parte dei pastori.


Dal sito della Regione Piemonte

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