non fare ad alcun essere vivente ciò che non vorresti fosse fatto a te...

Barry Lopez


Con un approccio scientifico, culturale e antropologico Barry Lopez offre un'analisi completa del Canis Lupus, disegnando un ritratto accurato di un animale capace di assumere nel corso dei secoli le più svariate sembianze e accompagnare attraverso i secoli i mutamenti delle culture. L'uomo ha attribuito al lupo i suoi peccati di brama, lussuria e inganno, condannandolo a morte in letteratura, nel folklore e nella vita reale.



Non è il lupo inteso come semplice animale il protagonista del saggio proposto dall'americano Barry Lopez, bensì il lupo come risultato dell'immaginario collettivo, una figura creata dall'uomo che assume infinite sembianze
Secondo Lopez non esiste quindi un solo lupo, e la struttura del libro rivela questa sua convinzione. Innanzitutto il lupo scientifico, il lupo di etologi, zoologi e naturalisti. L'autore ne dà un quadro esauriente e preciso partendo dalle non ancora del tutto chiarite origini dell'animale che Linneo battezzò nel 1758 Canis lupus. Dopo aver richiamato il disaccordo tuttora esistente sul numero delle sottospecie e sulle possibilità, modi e utilità di individuarle, descrive caratteristiche fisiche, struttura sociale, modi di comunicazione (movenze del corpo, marchi odorosi e vocalizzazioni tra le quali il famoso ululato), soffermandosi a lungo sulle tecniche di caccia del lupo nordamericano illustrando con accuratezza la scelta delle prede, il rapporto preda-predatore (affrontato anche da angolazioni originali come ad esempio quando analizza il gioco di sguardi e movenze di preda e predatore), senza rinunciare a sconfessare molte delle credenze sulla presunta crudeltà e gratuità di alcuni suoi comportamenti. Neppure i rapporti del lupo con gli altri animali della foresta come lince, coyote, volpe e… corvo imperiale vengono tralasciati considerando così l'intera comunità animale di cui il lupo stesso è parte.
Nella seconda parte del libro si incontra il lupo indiano. Le popolazioni che condividono l'ambiente naturale con il lupo maturano la conoscenza di abitudini e comportamenti attraverso una continua osservazione, risultato della grande attenzione rivolta ai dettagli e della continua riproposizione delle conoscenze attraverso la storia orale. Ecco che allora l'interpretazione di una serie di tracce trarrà giovamento dalla conoscenza del territorio, dall'esperienza personale, ma anche da quanto appreso dai racconti della tradizione. Lopez si sofferma dunque sulle tradizioni indiane legate al lupo, sull'alta considerazione per questo animale rispettato per numerose ragioni: il coraggio di cacciatore, la capacità di procurarsi il cibo, la resistenza, la silenziosità e la fluidità dei movimenti, tutte caratteristiche imitate dal cacciatore indiano. Viene inoltre posta in evidenza la correlazione profonda esistente tra indiani e lupi e la consapevolezza che gli stessi indiani avevano della loro affinità con il lupo, idea questa comune a quasi tutte le tribù indiane nordamericane.
Il terzo incontro è il lupo oggetto di sterminio, il lupo nemico. Vi è una sostanziale differenza tra le uccisioni di orsi, linci, puma e la vera e propria persecuzione di cui è stato oggetto il lupo. La storia del suo sterminio in Nordamerica è una storia che comprende torture, roghi, avvelenamenti con stricnina, arsenico e cianuro su scala così vasta che milioni di esemplari della fauna minore perirono insieme al lupo. Il sistema delle taglie portò nel solo Montana, nel periodo tra il 1883 e il 1918, all'uccisione di 80.000 esemplari. La furia sterminatrice ottocentesca portò persino alla distruzione con il fuoco di interi possedimenti boschivi di proprietà degli stessi autori della caccia nel cieco tentativo di uccidere singoli esemplari considerati ormai alla stregua di pericolosi fuorilegge ritenuti responsabili di centinaia di uccisioni di bestiame. Negli anni sessanta l'ultimo atto di questa furia distruttiva: la diffusione della caccia aerea durante al quale vennero sterminati interi branchi di lupi sorpresi su un lago ghiacciato o nella tundra artica, una pratica vietata in Alaska solo nel 1972.
Lopez sostiene che tutte queste visioni del lupo non si differenziano sostanzialmente perché tutte partono dalla necessità-convinzione di rendere perfettamente leggibile l'animale. La metodologia scientifica crea un lupo così come lo crea la visione metafisica di un indiano delle grandi pianure o la preoccupazione e l'ostilità di un allevatore di bestiame del XIX o XX secolo. La tesi, cioè che siamo noi a creare l'immagine del lupo, trova conferma nell'ultima parte del libro dove l'autore torna alle origini medievali della mitologia lupina, ripercorrendo storie, racconti e credenze che hanno come protagonista il lupo. Il mondo occidentale contemporaneo eredita infatti la visione mitologica del lupo dal medioevo, periodo che può essere considerato un nodo fondamentale per conoscere la metafora del lupo dalla quale provengono tutti i lupi che oggi conosciamo. Traendo forza da una situazione reale (la minaccia rappresentata dal lupo per le capre, le vacche e pollame unico sostentamento delle famiglie contadine), la mentalità medievale maturò nel tempo una vera e propria ossessione nei confronti dell'animale. Ogni situazione di minaccia venne associata al lupo, come ad esempio le vittime dei feroci assalti dei banditi che diventavano invece vittime di immensi branchi di lupi. La Chiesa sfruttò questa immagine negativa allo scopo di controllare gli eretici, contribuendo a dare nuova linfa ad esempio al fenomeno dei lupi mannari che altrimenti sarebbe rimasto una pura espressione folkloristica (come nelle fantasiose e avventurose storie nordiche). La leggenda del lupo mannaro si accordava bene alle esigenze dell'Inquisizione, che fece di più di qualsiasi altro agente o istituzione per sostenerne la credenza attraverso una persecuzione fanatica dei presunti colpevoli di licantropia attraverso processi sommari, intimidazioni, inducendo affrettate confessioni ed ammissioni di crimini contro natura: il taglio della guancia provocato dalla rasatura comparso il giorno dopo che qualcuno aveva affermato di aver scacciato un lupo con un bastone appuntito era sufficiente per essere mandati al rogo. Il lupo venne sempre più considerato maligno, perverso, perdendo qualsiasi rapporto con il comportamento reale per assumere condotte tipicamente umane.
Infine, dopo aver approfondito il ruolo e l'immagine del lupo nelle favole e nelle fiabe (da Esopo a La Fontaine, ai fratelli Grimm), Lopez conclude sulla necessità di maturare un approccio diverso nei confronti degli animali selvaggi: essere coscienti di come essi si muovano in un altro universo, sì comprensibile ma solo a patto di non confondere il lupo che abbiamo di fronte con quello che noi vorremmo esso fosse. quante sono le diverse mentalità, culture e condizioni delle genti che con il lupo si confrontano.



Da: Infolibro.it


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